03/09/2010

L'usignolo e lo sparviero

Tra il 3 e il 7 luglio 1872 il caldo stagnava sulla città di Torino. Don Bosco in quei giorni pregò il Signore di fargli conoscere la cartella clinica spirituale dei suoi ragazzi. E una notte sognò quanto narrò poi nel sermoncino detto « la buona notte » con cui era solito congedarsi dai suoi figlioli al termine d'ogni giorno.
« Mi pareva di trovarmi in un cortile molto spazioso, circondato e cintato di case, di piante e di cespugli. Sui rami degli alberi e tra la verzura pigolavano uccelli dentro i nidi, pronti ormai a spiccare i primi voli. A un tratto mi cadde davanti ai piedi un piccolo usignolo; volevo raccoglierlo, ma l'usignolo mi sfuggì e se ne volò al centro del cortile. Lo rincorsi per aiutarlo, ma quello sbatté le ali e sfrecciò verso il cielo. Di colpo gli piombò addosso uno sparviero, lo ghermì e se lo portò via per divorarselo.
"Povero usignoletto - mormorai - io volevo salvarti, ma tu mi sei sfuggito. Perché hai fatto questo?". Mi rispose un flebile lamento, come un accorato pigolio, poi udii una voce chiara che diceva: "Siamo in dieci, siamo in dieci, siamo in dieci". Lì per li mi svegliai; ma la notte seguente ripresi il sogno dal punto d'interruzione precedente.
Vidi volteggiare nell'aria lo sparviero; io lo rimproverai per la sua crudele rapina. Subito mi cadde ai piedi un biglietto su cui erano scritti i nomi di dieci ragazzi, che avevano la cartella clinica della loro anima molto disastrata: in quel mese di luglio si erano rovinati spiritualmente ».
Fin qui il sogno. Don Bosco era persuaso che le vacanze sono un tempo difficile per i giovani, una specie di pericoloso collaudo e usava una frase molto espressiva: « I ragazzi vanno in vacanza con ali di colomba e tornano in autunno con le corna del diavolo ».
Voleva dire che i giovanetti, quando vanno in vacanza, si fanno l'idea - anche se non l'esprimono in modo esplicito - che sia meglio vivere in fretta, perché il domani potrebbe non venire mai. E per troppi ragazzi vivere in fretta si traduce in dolorose esperienze di peccato.
Tocca ai genitori e agli educatori vigilare sul comportamento dei loro ragazzi e tenerli sotto un amorevole e dolce controllo.

Predicatore improvvisato

In quelle stesse vacanze, fu invitato dal Parroco di Cinzano Monferrato a prender parte come inserviente alla festa di S. Rocco.
Già si davano i segnali del vespro, ed il predicatore invitato non compariva. Il povero Parroco ne era assai impensierito; e il chierico Bosco, per toglierlo dall'impiccio, si rivolgeva or all'uno or all'altro dei sacerdoti presenti, pregandoli con insistenza che facessero la predica.
- Ma come!... Volete dunque lasciar partire tanta gente senza dire due parole?!
Uno di loro, seccato da quelle insistenze, rispose: - Ingenuo che sei! Un discorso su S. Rocco lì su due piedi, non è come bere un bicchier d'acqua. Fallo tu, se ti senti!
Bosco, alquanto ferito nel suo amor proprio, soggiunse: - Ebbene, giacché ognuno si rifiuta, accetto. Cantati i vespri, egli salì sul pulpito e fece un discorso che fu sempre detto il migliore di quanti se ne erano uditi in quella circostanza.
Ciò si ripeté altre volte. La grazia della parola l'aveva chiesta a Dio nella sua vestizione clericale; e gli fu abbondantemente concessa.

L'albero della cuccagna è una provvidenza

Nelle vacanze, a Montafia, paese vicino a Castelnuovo, c'era la sagra con le consuete attrazioni e giochi, tra i quali l'albero della cuccagna, un abete ben liscio e insaponato, in cima al quale svettava una bella corona di premi, tra i quali una borsa con venti belle lire.
- Mi farebbero comodo - pensò Giovanni.
Una folla stragrande assisteva allo spettacolo. I giovani del paese, l'uno dopo l'altro, si avvicinavano e tentavano la scalata.
Uno giungeva a un terzo, l'altro a metà; ma poi, non potendone più, scivolavano a terra.
Le grida della gente, che ora incoraggiava ora fischiava, andavano alle stelle.
Giovanni che, intanto, osservava attentamente, notò che tutti i contendenti davano la scalata con rapidità, e la continuavano senza prendere fiato per cui, arrivati a un certo punto, si sentivano venir meno e trascinare a terra dal proprio peso.
Venuto il suo turno, si presentò risoluto in mezzo allo spazio, e prese ad arrampicarsi con calma, incrociando di quando in quando le gambe per annodarle all'albero e sedersi sulle calcagna a riposare.
Gli spettatori che non intendevano il perché di quella manovra si aspettavano di vedere anche lui, da un momento all'altro, ripiombare a terra.
Ma Giovanni saliva, saliva; e allorché fu vicino alla cima che dondolava perché molto sottile, si fece un silenzio generale, che poi scoppiò in frenetico applauso quando, aggrappatosi al cerchio, egli prese ad intascare gli oggetti di premio.
Giunto a terra, sgattaiolò fra la gente e corse giubilante a casa.

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